TORINO, UN GIARDINO DEDICATO AL PROF RODOLFO AMPRINO

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di PAOLA TESIO

TORINO – Grazie all’impegno dello psichiatra Annibale Crosignani, profuso per la raccolta di 500 firme per l’intitolazione di un giardino a Rodolfo Amprino, la città di Torino finalmente ricorda le gesta di un importante professore che ha saputo lasciare un segno indelebile nella storia della medicina. Rodolfo Amprino era nato a Torino il 5 gennaio 1912 ed è stato un medico e ricercatore esemplare, noto per i suoi contributi all’istologia, all’embriologia e all’anatomia microscopica. Entra come allievo nell’Istituto di Anatomia Umana diretto dal professore Giuseppe Levi e frequentato da illustri colleghi come Angelo Bairati, Giovanni Godina e tre futuri Premi Nobel: Salvador Luria, Renato Dulbecco e Rita Levi-Montalcini. Sono soprattutto le parole con cui lo descrive Annibale Crosignani, che fu suo allievo, a ridarne la meritata luce tanto da definirlo aulicamente “Il Kant della Medicina” durante la cerimonia di inaugurazione del 10 aprile: «Correva l’anno 1952 quando per il corso di istologia si presentò in aula il professor Amprino, una figura elegante, austera, composta, che con parole che non abbiamo più dimenticato disse: “ Ricordatevi che se siete qui è per i sacrifici dei vostri genitori, siatene degni” e subito dopo iniziò la lezione». Annibale Crosignani, che è stato protagonista della liberazione dei pazienti dalla contenzione manicomiale ed è stato emerito primario del reparto di Salute Mentale alle Molinette ricorda il suo inestimabile insegnamento: «Il suo modo di insegnare era unico: riempiva la lavagna di schemi e di disegni di straordinaria chiarezza e bellezza tracciati con gessetti colorati, riuscendo a trasportarci nel mondo meraviglioso della struttura microscopica del corpo umano. Ma nella sua esposizione c’era qualcosa di più di una semplice lezione: un fascino profondo, un’aura sacralis, accompagnata da digressioni di carattere morale, che ci conquistava. Lo chiamavamo per questo “Il Kant della medicina”, perché soleva aggiungere alla massima del cielo stellato e della legge morale l’armonia del corpo umano. Amprino non era solo un docente, ma un maestro di scienza e di vita, capace di lasciare un segno indelebile nella memoria dei suoi allievi».
Annibale Crosignani ne ripercorre la storia, cercando di fare luce sui meriti e sugli obli restituendo un ritratto profondamente umano ed esistenziale di un uomo che per i suoi meriti ha il dovere di essere ricordato: «Essendo stato ingiustamente privato della cattedra di Anatomia appartenuta al professor Giuseppe Levi, insegnante di tre premi Nobel, Amprino, suo allievo prediletto, ottenne la cattedra nel 1954 a Bari, dove seppe dare il meglio di sé portando la scuola anatomica della Università di Bari a standard europei sia nella didattica sia nella ricerca. Ricordiamo che egli era il primo al mattino ad entrare in istituto e l’ultimo alla sera ad uscire. Dopo il pensionamento, egli fece ritorno alla sua amata Torino, dove visse fino alla morte avvenuta nel 2007 a 95 anni. Nel 2015 ho avuto l’occasione di conoscere la signora Bonetti Delfina, sua vedova, donna di straordinaria sensibilità e forza, instaurando un rapporto di amicizia, che mi ha permesso di comprendere meglio le qualità umane e scientifiche del maestro. In lei era ancora vivo il ricordo ed anche il dolore per l’ ingiustizia patita dal marito per la negazione della cattedra di Anatomia di Torino, dovuta secondo il professor Giuseppe Levi “alla malvagità di alcuni professori torinesi”».
Crosignani spiega l’importanza e il motivo del ricordo di cui si è fatto portavoce e primo promotore per permettere a tutta la comunità torinese di avere, nel simbolo di un giardino che rappresenta la rinascita e il bios, il ricordo perenne della sua memoria: « Mosso da questa consapevolezza il gruppo dei laureati del 1958 ha deciso di compiere un gesto di gratitudine dovuto, ponendo nel 2024 una targa in suo onore nell’aula di anatomia, dove egli aveva insegnato. Ma sentimmo che ciò non bastava. Eravamo convinti che anche la città di Torino dovesse rendere omaggio ad un suo figlio illustre, peraltro dimenticato. Per questo mi sono fatto promotore della proposta di dedicare uno spazio pubblico al maestro. Con la raccolta di 500 firme di cittadini, grazie alla regia della Presidente del Consiglio Comunale Grippo, che ringrazio, il percorso si è felicemente concluso. Sono lieto ora di segnalare qui la presenza di autorevoli rappresentanti della città di Bari, a testimonianza del legame che unisce le due città nella figura di Rodolfo Amprino. Il suo nome, esempio di grande docente, di illustre scienziato, di valoroso patriota rimarrà così vivo della memoria futura della nostra comunità».
Nel corso della Seconda Guerra Mondiale Rodolfo Amprino aveva partecipato attivamente alla Resistenza, rendendo disponibile il seminterrato delle aule di Anatomia al fine di consentire ai partigiani di organizzare le staffette e di divulgare i giornali e i documenti antifascisti. Il suo legame con Torino non si era mai affievolito negli anni poiché Amprino ritornava alla sua amata città natale periodicamente trasferendosi definitivamente dopo il pensionamento fino alla sua scomparsa, avvenuta nella vicina Moncalieri, il 21 agosto 2007. È stato definito un uomo delle nuove frontiere, e Crosignani lo descrive come l’intellettuale che trasformo l’università di Bari dal medioevo dell’insegnamento alla modernità di una Agorà, intesa come espressione di una virtù umana e scientifica in profondo rinnovamento. Non solo il suo passaggio di transizione tra le due città è stato considerato un testimone virtuoso, che ha saputo coniugare l’esperienza natia del Piemonte con l’umanesimo meridionale.
Alla cerimonia hanno preso parte inoltre Maria Grazia Grippo, presidente del Consiglio Comunale e della Commissione Toponomastica, Massimiliano Miano, presidente della Circoscrizione 8, Ferdinando Fanelli, tecnico di laboratorio del professor Amprino che ha ricordato alcuni illustri collaboratori del maestro quali : Maria Eugenia Camosso, Glauco Lucio Ambrosi (che ha promosso l’intitolazione del Dipartimento di Anatomia e di un giardino a Bari) e Domenico Ribatti (che nel 2019 ha scritto una monografia su Amprino).
Alessandro Vercelli, direttore del Dipartimento di Neuroscienze dell’Università degli studi di Torino, ha evidenziato l’influenza della scuola di Giuseppe Levi nella formazione medica di Amprino, ricordandone altresì il suo importante impegno civile.
Giancarlo Isaia, presidente dell’Accademia di Medicina di Torino, ha rimarcato la profonda traccia lasciata dal professore Amprino nel suo passaggio da Torino a Bari,suggerendo che: «La memoria dei grandi però non muore mai».
Alessandro Dell’Erba, presidente della Scuola di Medicina dell’Università di Bari, ha evidenziato, oltre all’impegno scientifico di Amprino, anche il suo kantiano rigore morale, che fu una guida per un’intera classe medica.
Angela Perna, presidente della Commissione consiliare per le Pari opportunità del Comune di Bari, ha ringraziato la presidente Grippo e il professor Crosignani per aver promosso l’iniziativa sottolineando l’importanza di veicolare alle nuove generazioni i valori, lo spessore, lo spirito di sacrificio e di dedizione di Rodolfo Amprino, trasformando la memoria individuale in una memoria collettiva, ricordando attraverso la lettura del messaggio del sindaco di Bari, Vito Leccese, la figura di uno scienziato illuminato e il suo immenso contributo alla crescita culturale e scientifica dell’università.
Nino Boeti, in qualità di presidente dell’Anpi provinciale di Torino, ha evocato il ruolo del patriota Amprino durante la lotta di Liberazione, ricordando che militò nel Partito d’Azione e trasformò la Scuola di Anatomia in uno dei centri clandestini della Resistenza.
Ma sono state soprattutto le parole emozionati e cariche di significato dello psichiatra Annibale Crosignani che hanno saputo restituire il volto umano e fenomenologico di Rodolfo Amprino risuonando in tutta la loro profonda portata donando un esempio concreto di rispetto, ricordo e umanità, affinché il suo maestro non venisse mai più dimenticato e reso immemore dallo scorrere del tempo.

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