VIOLENZA ALL’OSPEDALE DI RIVOLI: PAZIENTE AGGREDISCE UN’OPERATRICE. “TOLTA ANCHE LA VIGILANZA, 4 DENUNCE IN UN MESE”

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RIVOLI, VIOLENZA IN OSPEDALE: OPERATRICE AGGREDITA NEL REPARTO DI PSICHIATRIA. IL NURSIND DENUNCIA: «SIAMO ALL’ESASPERAZIONE»

Un grave episodio al Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura (SPDC) fa esplodere la protesta del sindacato degli infermieri: «Quattro querele in un mese, tolta anche la vigilanza privata. Chi cura non è un addetto alla sicurezza».

 

RIVOLI – Aggressioni fisiche, molestie, minacce continue e un clima di costante pericolo. È il quadro drammatico tracciato dai lavoratori del Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura (SPDC) dell’ospedale di Rivoli, ormai esausti di fronte a una gestione della sicurezza ritenuta non più sostenibile.

L’ultimo episodio di cronaca risale a pochissimi giorni fa, quando un paziente ha aggredito violentemente un’operatrice sanitaria all’interno del reparto. Solo il tempestivo ed energico intervento di un collega, che si è frapposto fisicamente per sottrarla alla violenza, ha evitato conseguenze ancora più gravi.
Un fatto drammatico che rappresenta la punta dell’iceberg di una situazione di costante criticità: negli ultimi trenta giorni si contano già quattro denunce formalmente presentate agli organi competenti.

Pazienti ad alta pericolosità e “lungodegenze improprie”

A rendere il contesto ingestibile sono diverse criticità strutturali ed organizzative. Tra le situazioni più allarmanti figura la presenza di soggetti ad elevata pericolosità sociale, già sottoposti in passato a misure di sicurezza, reinseriti nel reparto senza un’adeguata pianificazione del rischio. A questi si aggiungono pazienti presenti da mesi in attesa di essere collocati nelle strutture riabilitative territoriali, tra cui persone già note per essersi rese protagoniste di gravi episodi di violenza negli anni scorsi.

Un cortocircuito per una struttura come l’SPDC, destinata per natura alla gestione delle sole fasi acute della patologia. Il reparto rischia così di trasformarsi nel “contenitore” delle inefficienze della rete territoriale e in un punto di stallo per lungodegenze improprie.

La denuncia del Nursind: «Interrotta persino la vigilanza»

A sollevare con forza il caso è il sindacato Nursind, che contesta il totale silenzio delle istituzioni di fronte alle continue comunicazioni inviate dai lavoratori. Soltanto nell’ultima settimana la Direzione era stata informata ufficialmente e in modo dettagliato sulle minacce e sui rischi specifici presenti nel reparto, e gli atti sono stati trasmessi anche alle autorità giudiziarie.

Nonostante la gravità dei fatti, denunciano i rappresentanti dei lavoratori, sul campo gli operatori continuano a essere lasciati soli. L’Azienda sanitaria ha persino interrotto la copertura del servizio di vigilanza privata precedentemente attivato.
«Infermieri, OSS e medici sono professionisti della cura e non addetti alla sicurezza – sottolinea il Nursind – La gestione delle crisi psichiatriche non può essere confusa con l’esposizione costante al rischio di aggressioni e molestie»

Chiesto un incontro urgente con la Direzione Sanitaria

Il sindacato ha chiesto un incontro immediato con la Direzione Sanitaria per verificare le misure di protezione da adottare, la gestione dei casi a rischio noto e il necessario coordinamento con le autorità e i servizi territoriali competenti.
«Non aspetteremo la prossima aggressione – conclude con fermezza il Nursind – La sicurezza di chi cura è un diritto non negoziabile e richiede interventi organizzativi immediati prima che si verifichino ulteriori e irreparabili conseguenze, sapendo di aver fatto tutto il necessario da parte di chi deve garantire la sicurezza degli operatori»

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