UNA FAMIGLIA DI COLLEGNO E LO SCANDALO TAMPONI: “DA UN MESE CHIUSI IN CASA”

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LETTERA FIRMATA

COLLEGNO – Buongiorno, vi racconto la mia vicenda non ancora conclusa e vi autorizzo a riportarla anche a mezza stampa. Sono un cittadino residente a Collegno e nel pomeriggio tardi del giorno 8 ottobre accuso alcuni sintomi riconducibili al Covid-19 quali stanchezza, tosse, mal di testa e leggera febbre.

Il giorno 9 ottobre in mattinata verifico la persistenza della febbre e avviso il medico di famiglia che effettua subito la segnalazione all’Asl e mi invita a non uscire di casa e a rimanere isolato dai miei famigliari. Io con senso di responsabilità chiedo a mia moglie e ai miei figli (12 e 14 anni) di rimanere a casa da scuola per evitare possibili contagi. Avvisiamo la scuola della situazione anche per giustificare le assenze, la scuola di mio figlio attiva per lui la didattica a distanza.

Lunedì 12 ottobre anche mia moglie accusa febbre, mal di testa e dolori vari, avvisa il medico curante che prescrive anche per lei e per mio figlio (la ragazzina è seguita ancora dalla pediatra) il tampone. Il giorno 14 mi contatta l’Asl che prenota il tampone per tutti e tre il giorno 15. Il 19 il medico curante ci avvisa che sia io che mio figlio siamo positivi al covid dall’esito del tampone.

Avvisiamo la scuola di mio figlio che decide di mettere precauzionalmente in didattica a distanza l’intera classe per una settimana. Sentita la pediatra prescrive anche per mia figlia il tampone (20 ottobre). Il giorno 21 anche la scuola media che frequenta mia figlia attiva la didattica a distanza per lei, intamto ha perso dieci giorni di lezione.

L’esito del tampone di mia moglie arriva solo il giorno 22, anche lei positiva. Sempre il 26 mi contatta l’Asl di Torino per capire se deve mettere in quarantena la classe di mio figlio, concordiamo nel dire che ormai è tardi, sono passati più di 14 giorni dall’ultimo contatto (giorno 8 ottobre). Per tutti e tre la data di esecuzione del tampone risulta il 17 e non il 15 ottobre.

Noi tutti intanto continuiamo a stare a casa, fortunatamente ci arrangiamo con la spesa online e i miei suoceri ci buttano la spazzatura evitandoci di uscire, il tutto utilizzando il pianerottolo come zona di scambio senza alcun contatto.

Il giorno 30 ottobre ci contatta l’Asl per effettuare il secondo tampone, portiamo anche mia figlia che deve ancora essere convocata per il primo tampone dopo dieci giorni dalla segnalazaione. Il 31 alle ore 19.30 come da appuntamento ci rechiamo al Pit Stop di Rivoli per effettuare il tampone.

Il giorno 5 novembre che mi comunica che sono positivo al tampone e quali sono i comportamenti da osservare. Il 6 il mio medico curante mi avvisa che anche il secondo tampone è positivo, mi dice che risulta effettuato il 5, per gli altri miei familiari ancora nessun esito. Quindi al momento dovrò rimanere in isolamento almeno altri dieci giorni.

Faccio anche altre riflessioni:

1) Sono passate quattro settimane e penso che fortunatamente non sono un lavoratore autonomo e che non abbiamo avuto bisogno di ospedalizzazione.

2) È evidente che il tracciamento non ha funzionato, dalla segnalazione del medico curante all’esito del tampone sono passati dieci giorni.

3) In questi dieci giorni i miei figli erano autorizzati ad uscire ad andare a scuola contagiando potenzialmente molte persone.

4) I tempi di reazione delle Asl è drasticamente elevato, anche le comunicazioni arrivano con molto ritardo.

5) Penso che la sanità piemontese non sia stata strutturata adeguatamente per affrontare il tracciamento dei contagi durante la seconda ondata.

Vorrei ringraziare da parte mia tutti gli operatori delle varie Asl che mi hanno contattato per la gentilezza e la disponibilità e ancora un grazie veramente sentito agli operatori del pit-stop di Rivoli, sempre gentili e pazienti.

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