COLLEGNO, IN ARRIVO UNO SCONTO DI PENA PER ALEX POMPA: UCCISE IL PADRE PER DIFENDERE LA MAMMA

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COLLEGNO – Il giovane Alex Pompa, 21 anni, che nel 2020 uccise il padre a coltellate per difendere la mamma dalle continue violenze del marito, avrà uno sconto della pena. Nel maggio 2023, quando Alex venne condannato per omicidio, ma senza quantificare gli anni di pena: il Tribunale di Torino aveva chiesto, insieme al pm, il parere della Corte Costituzionale, visto che la questione era delicata e il codice penale non prevedeva delle attenuanti nei casi di omicidio volontario di un ascendente. Lunedì 30 ottobre è stata depositata la sentenza in cui la Corte Costituzionale dà ragione al Tribunale di Torino e dichiara incostituzionale l’articolo 577, terzo comma del codice penale. Ora Alex Pompa, che ha preso il cognome della mamma Cotoia, dovrà tornare in aula e la Corte d’Assise ricalcolerà la pena per omicidio inserendo le attenuanti, e tenendo conto del contesto in cui è avvenuto il reato, con il bilanciamento. La procura di Torino aveva chiesto una condanna a 14 anni, ma con la riduzione potrebbe ottenere tra i sei e i nove anni. Si tratta sempre di una condanna per omicidio volontario del genitore, quindi non di legittima difesa. Ma molto probabilmente sarà inserita l’attenuante della provocazione, perché la tragedia era nata in un contesto familiare caratterizzato da abusi e maltrattamenti del padre verso la madre e i figli. Tenendo conto che Alex ha sempre ammesso le sue responsabilità, la giovane età, l’assenza di precedenti penali e il vizio parziale di mente (nella perizia psichiatrica era emerso che Alex soffre di un “disturbo di adattamento post traumatico”). La Corte Costituzionale ha stabilito che invece, in questi casi, va proprio calibrata la pena: “Il divieto, stabilito dalla disposizione censurata, di applicare la diminuzione di pena prevista per queste due attenuanti nei casi di omicidi commessi in contesti familiari o para-familiari non si fonda su alcuna plausibile ragione giustificativa (…). La Suprema Corte auspica che la pena venga calibrata in tutti i casi “in cui è proprio la persona vulnerabile, vittima di reiterati comportamenti aggressivi all’interno del proprio contesto familiare, a compiere alla fine un atto omicida, sospinta dall’esasperazione per una situazione percepita come non più tollerabile”.

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