
RIVOLI – Una storia di tempestività, organizzazione e integrazione tra servizi sanitari quella della paziente di 73 anni giunta con il 118 al Dea dell’Ospedale di Rivoli, con sintomi subito riconducibili a un sospetto ictus: improvvisa impossibilità di parlare e immobilità del lato destro del corpo. Scatta immediatamente il codice rosso. Viene attivata la Neurologia, mentre si avviano in parallelo gli accertamenti: prelievi urgenti inviati in laboratorio e tomografia computerizzata (TC) all’encefalo eseguita in Radiologia, che consente di escludere un’emorragia cerebrale. Lo studio dei vasi evidenzia un’occlusione dell’apice della carotide sinistra. In questi casi ogni minuto è decisivo: la paziente viene riportata in Dea e, in assenza di controindicazioni emerse dagli esami, si procede rapidamente con la trombolisi.
Nei Dea di Rivoli e Pinerolo è disponibile, dallo scorso 1° marzo, una modalità di somministrazione farmacologica che consente di ridurre sensibilmente i tempi di trattamento. La possibilità di eseguire in pochi secondi la somministrazione consente il trasferimento rapido e senza necessità di flebo nel centro di II livello (Molinette) dove si può procedere subito alla ricanalizzazione del vaso occluso. La notte è dedicata al monitoraggio. Già nel corso delle prime ore la paziente riprende a parlare e a muovere arti superiori e inferiori, dopo 48 ore rientra nella Neurologia di Rivoli e dopo qualche giorno può essere dimessa al domicilio con pieno recupero.
“È successa una cosa che non è mai scontata: che un paziente, grazie alla rapidità e all’integrazione degli interventi, recuperi completamente la propria funzionalità” – afferma Marco Romanelli, direttore della Neurologia dell’Ospedale di Rivoli. “È un successo nel vero senso della parola”. “Questo caso dimostra ancora una volta che, nel trattamento dell’ictus, il tempo e l’organizzazione del percorso sono determinanti” – sottolinea Giovanni La Valle, direttore generale dell’Asl To3. «Dal riconoscimento precoce dei sintomi agli esami diagnostici, fino al trattamento e alle dimissioni, la sincronizzazione tra tutte le professionalità coinvolte è fondamentale”.
Operatori socio-sanitari, infermieri, medici dell’emergenza, neurologi, radiologi, tecnici di radiologia, personale di laboratorio e di farmacia, neuroradiologi e operatori del 118: una rete che, anche in un “normale” pomeriggio di lavoro, rende possibile trasformare pochi minuti in una possibilità concreta di recupero e salvezza.













